Mostra dell'artista Franco Saporito
"In Europa-Centro Studi", di via Cavour 19.Milazzo -inaugurazione della
Mostra
dell'artista Franco Saporito, che coltiva un hobby speciale, la
legatura a piombo delle vetrate Liberty, Abilità tecnica e gusto nella
scelta dei soggetti, talvolta di fantasia, più spesso legati alla
tradizione, dal Liberty al Tiffany, - vetrate, quadri, lampade.-, a
quello specialissimo delle grandi vetrate dei palazzi storici di
Palermo.
martedì 21 maggio 2013
gruppo di musica “Malanova”,
http://www.malanova.org/index/storia.php
"Malanova" e la mappa etnico-folkloristica
"Malanova" e la mappa etnico-folkloristica
Note del Prof Giuseppe Anania
“MALANOVA” e la mappa etnico-folkloristica
Pensa la festosa vendemmia di un tempo durante la quale grappoli di uva di vischioso mosto vengono tagliati da garrule contadinelle e, messi prima nelle ceste di vimini e poi nei barili di legno odoroso, sono portati da carri o carretti trainati da animali, al palmento per essere pigiati coi piedi.
Pensa una solare mietitura a mano di fieno, di grano o di altro, un tempo, durante la quale al contadino ride l’occhio mentre la lucertola o altri animali, non più al riparo, scappano, facendo trasalire i mietitori che smettono di cantare e chiedono acqua fresca o amabile vinello, nel trasudato fiasco di terracotta già portato dalla premurosa contadina dalla sua rustica dimora.
Pensa di sentire provenire dal tempo antico il canto del carrettiere, del bifolco, dello zappatore o di altri sotto il solleone, mentre la cicala frinisce tra i rami dai penduli frutti e il libero pollame starnazza sull’aia, con le ali aperte per la calura dell’estivo solstizio.
Pensa i ritmi esistenziali del mondo rurale, quando la vita dell’uomo si snoda in genere sugli spuntoni del dolore, della miseria, dell’impagata fatica, dello sfruttamento e delle angherie padronali, lenite da un forte spirito di sopportazione che sfocia nell’atavica concezione di un fatalismo improntato all’espressione “Lassamu fari ‘a vuluntà ‘i Diu”.
Se pensi questo e altro di simile genere, ascolta, allora, i canti e i suoni ora gioiosi ora dolenti e malinconici del gruppo di musica “Malanova”, i cui componenti riescono a ricreare magiche atmosfere di vibrante poesia e conducono alle radici degli usi, dei costumi e delle tradizioni di un popolo. Ciò consente di sentire aleggiare l’anima, la voce, la parola dialettale, insomma la vita di “Zu’ Petru”, di “Za’ Ciccia”, di “Zu’ Cola”, di “Gna’ Tuzza”, di “Gna’ Tana” e di quant’altre figure popolari la cui storia umana, perduta nel gorgo del tempo, non è conosciuta dalla giovani generazioni.
Il gruppo di musica “Malanova” , già addentratosi nelle antiche pieghe dello spirito del popolo, persevera con pertinacia nella ricerca e nel recupero della memoria, i cui canti, le cui parole vibrano come foglie al vento più o meno leggero e recano amori, gelosie, rabbie e quant’altri sentimenti o valori più o meno positivi. I giovani componenti del gruppo etnico “Malanova” sono interpreti, quindi, che riuescono a produrre e proporre magie di ritmi serrati come gabbie, compatti come siepi, armonici e musicali come ventri di chitarre, sapendo essere confidenziali come innamorati, piacevolmente sonori come cascatelle d’acqua, magnetico come gelsomini notturni.
Si possono così (ri)vivere, ascoltandoli, momenti di autentica cultura etnico-folkloristica, la cui mappa merita sempre una più interessata lettura da parte di chi ama veramente le radici del popolo cui appartiene per meglio capire e apprezzare il proprio presente.
Giuseppe ANANIA
(poeta e studioso delle tradizioni popolari siciliane)
“MALANOVA” e la mappa etnico-folkloristica
Pensa la festosa vendemmia di un tempo durante la quale grappoli di uva di vischioso mosto vengono tagliati da garrule contadinelle e, messi prima nelle ceste di vimini e poi nei barili di legno odoroso, sono portati da carri o carretti trainati da animali, al palmento per essere pigiati coi piedi.
Pensa una solare mietitura a mano di fieno, di grano o di altro, un tempo, durante la quale al contadino ride l’occhio mentre la lucertola o altri animali, non più al riparo, scappano, facendo trasalire i mietitori che smettono di cantare e chiedono acqua fresca o amabile vinello, nel trasudato fiasco di terracotta già portato dalla premurosa contadina dalla sua rustica dimora.
Pensa di sentire provenire dal tempo antico il canto del carrettiere, del bifolco, dello zappatore o di altri sotto il solleone, mentre la cicala frinisce tra i rami dai penduli frutti e il libero pollame starnazza sull’aia, con le ali aperte per la calura dell’estivo solstizio.
Pensa i ritmi esistenziali del mondo rurale, quando la vita dell’uomo si snoda in genere sugli spuntoni del dolore, della miseria, dell’impagata fatica, dello sfruttamento e delle angherie padronali, lenite da un forte spirito di sopportazione che sfocia nell’atavica concezione di un fatalismo improntato all’espressione “Lassamu fari ‘a vuluntà ‘i Diu”.
Se pensi questo e altro di simile genere, ascolta, allora, i canti e i suoni ora gioiosi ora dolenti e malinconici del gruppo di musica “Malanova”, i cui componenti riescono a ricreare magiche atmosfere di vibrante poesia e conducono alle radici degli usi, dei costumi e delle tradizioni di un popolo. Ciò consente di sentire aleggiare l’anima, la voce, la parola dialettale, insomma la vita di “Zu’ Petru”, di “Za’ Ciccia”, di “Zu’ Cola”, di “Gna’ Tuzza”, di “Gna’ Tana” e di quant’altre figure popolari la cui storia umana, perduta nel gorgo del tempo, non è conosciuta dalla giovani generazioni.
Il gruppo di musica “Malanova” , già addentratosi nelle antiche pieghe dello spirito del popolo, persevera con pertinacia nella ricerca e nel recupero della memoria, i cui canti, le cui parole vibrano come foglie al vento più o meno leggero e recano amori, gelosie, rabbie e quant’altri sentimenti o valori più o meno positivi. I giovani componenti del gruppo etnico “Malanova” sono interpreti, quindi, che riuescono a produrre e proporre magie di ritmi serrati come gabbie, compatti come siepi, armonici e musicali come ventri di chitarre, sapendo essere confidenziali come innamorati, piacevolmente sonori come cascatelle d’acqua, magnetico come gelsomini notturni.
Si possono così (ri)vivere, ascoltandoli, momenti di autentica cultura etnico-folkloristica, la cui mappa merita sempre una più interessata lettura da parte di chi ama veramente le radici del popolo cui appartiene per meglio capire e apprezzare il proprio presente.
Giuseppe ANANIA
(poeta e studioso delle tradizioni popolari siciliane)
“Sagra della ricotta e del maiorchino”, organizzata dall’associazione scientifico-culturale “La Giara”
Scritto da Antonella Alibrando & Katia Trifirò –
Tutelare e valorizzare i prodotti tipici, le razze autoctone e il
territorio, puntando ad incrementare la redditività del settore
agricolo-pastorizio e a creare una rete di alta qualità tra produttori e
consumatori. Si è svolta all’insegna di questi obiettivi la “Sagra
della ricotta e del maiorchino”, organizzata dall’associazione
scientifico-culturale “La Giara” con l’adesione delle aziende riunite
nel “Consorzio Valle del Mela”. Una grande festa popolare che, quindici
anni dopo l'ultima edizione, ha coinvolto i visitatori alla scoperta dei
sapori della tradizione, nello scenario della ristrutturata Piazza
Milite Ignoto. Ad accompagnare le fasi di lavorazione della ricotta e la
degustazione del maiorchino, il formaggio luciese che prevede una
stagionatura di oltre 24 mesi, esposizioni artigianali, performance
artistiche, i balli folk del gruppo “Il Girasole”, la musica dei
“Coppola Nera” e una sfilata di moto e auto d'epoca.
In tempi di globalizzazione e di fast food, spiegano gli organizzatori,
puntare sulla qualità delle produzioni tipiche significa incentivare il
ruolo dell’agricoltura e della pastorizia, come risorsa per rilanciare
l’economia locale. In quest’ottica è stata annunciata la creazione di
una cooperativa agricola che vedrà la luce grazie al progetto di un
gruppo di giovani decisi ad investire sulle specificità produttive del
territorio e, quindi, in una nicchia di mercato che preferisce i sapori
cosiddetti “a km 0” piuttosto che quelli edulcorati delle grandi catene
da supermercato.
Di tutto questo si è parlato nel corso di una conferenza, organizzata
nell’ambito della sagra, alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il
dott. Gino Savoia, presidente provinciale della Confederazione Italiana
Agricoltori, il prof. Alessandro Zumbo, veterinario dell’ateneo
messinese e l’ingegnere capo del Genio Civile di Messina Gaetano
Sciacca. L’incontro ha fornito l’occasione per riportare alla ribalta
l’idea di un “Parco dei Peloritani”, nel quale, come ha affermato
Savoia, proprio il centro luciese potrebbe costituire uno dei punti
strategici, grazie alla ricchezza enogastronomica, paesaggistica,
storico-artistica che offre.
Il binomio tra sapori tipici, produzioni locali e patrimonio culturale è
stato al centro dell’intervento di Giuseppe Bella, presidente
dell’associazione “La Giara”, che è già a lavoro per i prossimi eventi.
Tra questi, la rassegna del cavallo indigeno siciliano, atteso
appuntamento annuale che tornerà a settembre, e un premio alla memoria
di Grazia Rappazzo nell’ambito del festival del folklore estivo.
La conferenza, dedicata al ruolo dell'associazionismo per il rilancio
economico-culturale di Santa Lucia del Mela, ha fatto riflettere sulla
forza del volontariato e dell’associazionismo che negli ultimi anni si è
sviluppato in maniera sorprendente nella comunità luciese. È infatti
grazie alle associazioni se nel nostro paese c’è un susseguirsi di
eventi o comunque di iniziative che oltre a farci riscoprire il piacere
dello stare insieme e lavorare uno a fianco all’altro ci permettono di
far conoscere S. Lucia e le sue tradizioni. Cultura, infatti, non
significa soltanto opere d’arte, ma cultura è anche l’immenso patrimonio
immateriale costituito da lavorazioni artigianali e da tradizioni che
da secoli si ripetono nella nostra terra.
Nel corso della conferenza, inoltre, è stata presentata al pubblico e
ai giornalisti ospiti la rivista “Mankarru”, il primo periodico
culturale del territorio di Santa Lucia del Mela, nato con l’obiettivo
di costruire una sorta di archivio di documenti storici e memorie orali.
«Il bilancio positivo dell’evento conferma che investire sul territorio
significa puntare sulla riscoperta di quello che abbiamo, che ci
differenzia nell’offerta turistica e fornisce possibilità di crescita
per il futuro», ha detto il sindaco, Nino Campo, concludendo i lavori
del pomeriggio. «Occorre promuovere le potenzialità di un circuito
economico che riflette profondamente la cultura del territorio».
Pubblicato da Redazione




Nessun commento:
Posta un commento