sabato 1 giugno 2013

Piscispada (sulla cultura del pescespada nello stretto di Messina)



Pungitopo Editrice
Ieri

«... e due: un secondo rientro a Messina, la mia città, dopo quello destinato tempo fa al Piscistoccu. Anche se l’omaggio, questo ritorno, stavolta, va spartito in due, divide il bene della sua bellezza in quello Scill’e Cariddi, mirabile scenario [ ... ] tra muntantara e scinnìntula, spartito tra Calabria e Sicilia. [ ... ]
Ma se quella del Piscistoccu è storia di un ‘venuto da molto lontano’ legato al popolo, entrato nelle sue case o celebrato nelle sue putie, quella del principe Pescespada, ‘ssummatu’ da abissi invernali o malcapitato da chissà dove, al popolo è destinato solo in parte. Subisce, per rango, una selezione. È condannato a finire la sua glo¬riosa storia su piatti ‘nobili’. Del popolo rimangono, in un autunnale albero genealogico, anche i nomi, di mastri d’ascia di feluche e luntri, di un insuperabile mastro di traffinere, di antennieri-falchi appollaiati sulla coffa, di campioni lanzatori [ ... ].
Né poi, dalla città, si vedeva nulla di questa corrida. [ ... ] Di questo cummàttiri e scummàttiri nello Stretto non ho visto più quasi nulla, dopo, prima delle ‘passerelle’. Cummàttiri che è stato travagghiu, fatica, resistenza, perizia nella lotta, senza fingimenti, senza esche e senza trabocchetti (gli strani versi, i canti smorfiati in greco per ammaliare il Principe erano quelli di Scilla e di Cariddi? [ ... ]). Con le orecchie tappate, traversiamo adesso senza storia e senza paura di sirene questo Stretto, diretti al ‘dunque’, al pescespada in tavola.
Qui si andava a caccia per mare. Uno spettacolo (e con che scenario) di ardimenti, di luntri color della pece che scattavano sfrecciando su questo specchio di mare, a colpi di schiena, armati di ferro contro la schiena di questo Principe di passa, abbordandolo con infide parole greche. E poi la mattanza, il sangue del sacrificio, la preda per un domestico sopravvivere.
Calati in una difficile quotidianità, arrivata la stagione di passa, prima i Calabresi e poi i Siciliani dello Stretto di Messina si spartivano le prede del pesce con la spada, meraviglioso mostro saporito» (dalla Premessa di Lucio Falcone).

Testi di
Francesco Alliata di Villafranca
Gianni Bonina
Gaetano Bracconieri
Bartolo Cattafi
Maria Antonietta Ciccone
Giacomo Costa
Maria Costa
Francesca De Gaetano
Alexandre Dumas
Lucio Falcone
Giuseppe Garibaldi
Andrea Genovese
Jean Houel
Giuseppe La Farina
Giuseppe Loteta
Vincenzo Mastrovalerio
Luigi Mazzullo
Benito Merlino
Carmelo Micalizzi
Domenico Modugno
Antonino Mongitore
Walter Ignazio Preitano
Franz Riccobono
Vanni Ronsisvalle
Rocco Sisci
Sergio Todesco
Luciano e Domenico Tringali
Diego Vitrioli
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