L'Italia che vorremmo è la sposa adornata a festa per il cittadino, con i suoi fasti e le sue sontuosità , il suo pensiero illibato, la grande storia e l' anima incorrotta da sterili profezie politiche e falsi paladini della giustizia . L'Italia che vorremmo è l'icona delle belle arti, il ramo della concordia dove fioriscono aspettative e opportunità; è la fragranza della terra bagnata, dove si concimano i semi della storia per raccogliere i frutti di poeti della vita: Dante, Michelangelo, Verdi e assaporarli per saziare il bisogno di cultura e istruire nuove speranze. L'Italia che vorremmo ha il sapor del mosto antico, è la culla dove vengono coccolati i sorrisi acerbi e viziati i nostri cuori a continue emozioni. Non vogliamo accorarci dinnanzi ad una realtà avvilente e consumata dalla disperazione, ma dobbiamo proporre la lettura di un dialogo fra istituzioni e cittadino, fra le parti sociali, un impegno che non sia solo verbale ma radicato nelle coscienze e profuso nel quotidiano. Non possiamo ignorare il nostro patrimonio culturale e storico, ma valorizzarlo, esporlo ai nostri figli come ricetta educativa per una società disagiata. I silenzi incessanti sui disagi a volte stuprano le nostre coscienze e fomentano sfiducia, annebbiando i dolci propositi, ma il cuore dell'italia è la volontà del popolo e questa volontà noi la dobbiamo indirizzare e incanalare nelle giuste vie. L'Italia che vorremmo non ha bisogno di voti palesi, di insulti gratuiti e di falsi profeti ma necessita di una buona dose di rispetto, educazione e spirito di solidarietà nei confronti di coloro che non hanno casa, lavoro e futuro.
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