Il festival di Sanremo, tanto discusso e vilipeso, è stato negli anni uno specchio fedele del costume italiano, una rappresentazione comunicativa della cultura popolare del nostro paese. Gli anni successivi al dopoguerra sono anni di profondi mutamenti sociali, politici e civili e la musica leggera, da semplice intrattenimento e divertimento, diviene strumento di mediazione. Il festival dal 1951 fino agli anni '90, è stato un modello perfetto per visualizzare l'oggettività temporanea. Gli artisti che si sono susseguiti negli anni, sono stati rappresentazioni comunicative di un contesto sociale, protagonisti della propria autonomicità e del proprio pensiero. Dalla poesia melodica dei vari Claudio Villa, Domenico Modugno, Nilla Pizzi, si passa ai cosiddetti urlatori, al mady in italy di Elvis Presley: Little Tony e Bobby Solo, al molleggiato Celentano, a Morandi, Battisti, Dalla, Cutugno, Ruggeri, tutte icone musicali che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana. Questo contenitore sanremese proprio per l'autenticità e per un compromesso ideale istituito con la società, assecondava il parer di popolo, ma inaspriva le critiche giornalistiche e i sistemi discografici, diventando strumento di protesta e cartina tornasole dell'umore nazionale. Alla fine degli anni '80, questa scatola magica, sembra svuotarsi, perdendo negli anni a seguire la sua anima e il suo fascino; i brani seppur di qualità e graditi, non offrono pretesti di pensiero, ma diventano icone commerciali, ascoltate qualche anno ma poi rilegate nel dimenticatoio. Volare, Non ho l'età, Acqua azzurra acqua chiara, L'italiano, Che sarà, Vita spericolata, Dio è morto, Un'emozione da poco, Bella da morire, sono solo alcuni dei brani che la gente ha reso propri, cantandoli sotto la doccia, o fischiettandoli nelle ore lavorative. Senza togliere meriti a nessuno, ma chi ricorda i brani dei Jalisse, degli Avion Travel, dei Jo di Tonno e Lola Ponce o di Linda, eppure sono stati protagonisti e grandi professionisti sanremesi di qualche anno fa. Oggi Sanremo offre in particolare un nuovo profilo del cantante, un prodotto preconfezionato dai reality, che tramite televoti e blog arriva direttamente al successo, ma con difficoltà riesce a confermarsi nei meandri della grande musica italiana.
mercoledì 1 gennaio 2014
C'ERA UNA VOLTA IL FESTIVAL :a cura di Peppe Foti.
Il festival di Sanremo, tanto discusso e vilipeso, è stato negli anni uno specchio fedele del costume italiano, una rappresentazione comunicativa della cultura popolare del nostro paese. Gli anni successivi al dopoguerra sono anni di profondi mutamenti sociali, politici e civili e la musica leggera, da semplice intrattenimento e divertimento, diviene strumento di mediazione. Il festival dal 1951 fino agli anni '90, è stato un modello perfetto per visualizzare l'oggettività temporanea. Gli artisti che si sono susseguiti negli anni, sono stati rappresentazioni comunicative di un contesto sociale, protagonisti della propria autonomicità e del proprio pensiero. Dalla poesia melodica dei vari Claudio Villa, Domenico Modugno, Nilla Pizzi, si passa ai cosiddetti urlatori, al mady in italy di Elvis Presley: Little Tony e Bobby Solo, al molleggiato Celentano, a Morandi, Battisti, Dalla, Cutugno, Ruggeri, tutte icone musicali che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana. Questo contenitore sanremese proprio per l'autenticità e per un compromesso ideale istituito con la società, assecondava il parer di popolo, ma inaspriva le critiche giornalistiche e i sistemi discografici, diventando strumento di protesta e cartina tornasole dell'umore nazionale. Alla fine degli anni '80, questa scatola magica, sembra svuotarsi, perdendo negli anni a seguire la sua anima e il suo fascino; i brani seppur di qualità e graditi, non offrono pretesti di pensiero, ma diventano icone commerciali, ascoltate qualche anno ma poi rilegate nel dimenticatoio. Volare, Non ho l'età, Acqua azzurra acqua chiara, L'italiano, Che sarà, Vita spericolata, Dio è morto, Un'emozione da poco, Bella da morire, sono solo alcuni dei brani che la gente ha reso propri, cantandoli sotto la doccia, o fischiettandoli nelle ore lavorative. Senza togliere meriti a nessuno, ma chi ricorda i brani dei Jalisse, degli Avion Travel, dei Jo di Tonno e Lola Ponce o di Linda, eppure sono stati protagonisti e grandi professionisti sanremesi di qualche anno fa. Oggi Sanremo offre in particolare un nuovo profilo del cantante, un prodotto preconfezionato dai reality, che tramite televoti e blog arriva direttamente al successo, ma con difficoltà riesce a confermarsi nei meandri della grande musica italiana.
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